![]() (GlobaLocale) rivista culturale plurilinguistica internazionale online da Tolmezzo-Carnia-Friuli-Italy |
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Riflettori squarciano la notte
Nessuna prospettiva all’orizzonte, nella società come nei gruppi. Anzi: nessun orizzonte. Barbarie nelle relazioni sociali e ipertrofia intellettuale: parole come flatus vocis, segni come seducenti arabeschi, gesti come levigata messinscena. Prevale il mimetismo, il più intelligente degli istinti, mescolanza di calcolo, utile, rapporti di forza. Essere diventa un rischio. Meglio esser cavalier serventi della norma, graziosi in una dedizione che rifugga dal fanatismo – ironici al punto giusto, critici con misura, garantiti dalla nuova corte: l’organizzazione culturale, l’università, le case editrici, le riviste. Il mondo appare inquietante. Ci si nasconde in un’interiorità che elegge l’esteriorità a dominio dello scambio. E’ una morale della sopravvivenza. Il conflitto è sublimato in gioco delle parti. La tragedia è tradotta in commedia sociale, in ripetizione di gesti in cui non vive più un significato. Circola un’aria superbamente ultimativa, difficile da controbattere. Aspettando la fine, tutti s’agitano, s’ammucchiano. Gruppi si compongono e si scompongono, come pietre in un caleidoscopio. I governanti pianificano la disperazione. Per gli insoddisfatti, è nato un nuovo business: progetti ad hoc: per una settimana, un giorno, un’ora. Week end nei sogni. Escursioni negli ideali. Organizzare l’attimo.
Riflettori squarciano la notte, contendendo il primato alle stelle. E’ una peste insidiosa, di cui è difficile isolare i sintomi, che contraffanno quelli della salute. Il teatro abbandona la scena per riversarsi nelle strade, ma nelle strade, come nei palcoscenici, si mette in scena a fini di lucro. I politici diventano attori; gli attori, politici. Si cerca la verità nel teatro e si finisce per trovarla nel piacevole, nello stile, nel decorativo. Così finisce nell’artificio la vita. (dall’inedito L’ora del caldo) |